Andrea Perissinotto

riempimenti sentimentali

Testi

El contenido de esta página requiere una versión más reciente de Adobe Flash Player.

Obtener Adobe Flash Player

Azione ed emozione

di ALEJANDRO GONZÁLEZ DE SAN EUSTAQUIO

Un’immersione nella fotografia. Superare la rigidezza delle dimensioni. Raccontare storie, congelate in un istante. Carpire emozioni è l’obiettivo, a livello fotografico, che si prefigge Andrea Perissinotto. Istantanee nelle quali l’Essere umano e la sua condizione, la quotidianità, sono il principale punto d’interesse dell’immagine.

La serie In The Shadows (2008) si concentra esplicitamente nel ritratto maschile. Attraverso un insieme di fotografie di ragazzi, che nella maggior parte dei casi non sono modelli, l’autore crea la sua personale mitologia di eroi ed anti-eroi, nella ricerca di un spazio vitale autentico. Un luogo dove tutti possano esprimere i propri sentimenti e vivire relazioni e desideri, in un contesto tollerante e libero.

La sottile e velata dittatura delle mode, il consumismo e l’apparenza sono i temi principali della collezione Fashion Possession (2006). Una serie di immagini di giovani ragazze, allo stile delle fotografie di moda, che includono slogan e frasi allusive alla possessione del corpo della donna, messe in atto dai mezzi pubblicitari per vendere i propri prodotti. L’autore si pone un interrogativo etico al contrapporre, da un lato, gli altisonanti traguardi raggiunti negli ultimi anni a favore dell’indipendenza delle donne, e dall’altro, la perenne schiavitù alle mode a cui molte di loro sono ancora soggette.

In Riflessi (2006), ancora una volta la donna è la protagonista della serie. Si tratta di un gruppo di fotografie scattate principalmente tra Roma e Venezia (quest’ultima è la città d’origine dell’autore), a persone colte in un momento della loro vita di tutti i giorni. La serie si propone come un’esperienza sentimentale, fatta di emozioni ed attitudini variegate e, al tempo stesso, si manifesta come un susseguirsi di frammenti di vita quotidiana.

We Decide (2009) coniuga fotografia ed installazione ed è formata da una serie di quaranta nastri composti da tessere plastificate di dimensioni 10x7 centimetri, che sono il risultato di un processo di fotografia, stampa e minuzioso ritaglio dei più piccoli particolari della figura umana. Nella parte posteriore di ciascuno tessera vi è una immagine, un ritaglio di giornale o un codice a barre, simbolo della catalogazione alla quale si vede sottoposto l’Essere umano come conseguenza del fenomeno della globalizzazione.

Inoltre l’autore spazia attraverso la fotografia etnografica e di paesaggio, come ricordo dei luoghi per cui è passato, e con la costante intenzione di mostrare l’idiosincrasia di ogni punto geografico che ritrae con la su macchina fotografica.

De símbolos y sensibilidades

di JESÚS CÁMARA

Dirò come nasceste, piaceri proibiti,
come nasce un desiderio su torri di orrore,
sbarre minacciose, fiele scolorito,
notte pietrificata a forza di pugni,
anzitutto, anche il più ribelle,
atto solamente alla vita senza muri.
Luis Cernuda I piaceri proibiti, 1931

La cultura si politizza nella misura in cui la produzione di icone, di mode, di significati, di simboli e sensibilità, sono inclini a normalizzarsi in base ai fattori egemonici che regolano i mezzi di diffusione di tutti questi elementi. È doveroso celebrare la buona relazione che intercorre tra cultura e politica, nella nostra amata città, e questa esposizione, all’interno del Festival Visible, ne è la prova.

Andrea Perissinotto è un giovane artista nato a Venezia e non ha potuto sottrarsi alla sua primordiale vocazione pittorica. In effetti, le sue prime incursioni nel campo dell’arte furono la realizzazione di collage, in cui la “materia” e “l’olio” spiccavano in un’impetuosa lotta con le immagini, costituendo un insigne omaggio, suppongo incosciente, sia alla tradizione pittorica veneziana che all’iconografia del suo carnevale. Queste opere erano cariche di ironia e di interpretazioni e ciò è stato propizio affinché, rapidamente, il nostro artista sia confluito verso il concettuale.

È appropriato cominciare con i primi versi de I piaceri proibiti di Cernuda, per associarli ai ritratti maschili che costituiscono la parte di apertura di questa mostra Transitions.

Queste fotografie simboleggiano un impegno a favore dell’accettazione della diversità e della dinamizzazione del concetto di uguaglianza, inteso soprattutto come inclusione degli esclusi, senza che ciò comporti una omogenizzazione culturale; piuttosto Andrea, con queste foto, promuove la differenziazione, sotto il duplice profilo di diversità culturale e pluralismo. Sono modelli le cui origini etniche e fisionomie sono appositamente ricercate e che posano coscienti del messaggio dell’artista. La partecipazione di modelli afrolatini non è casuale. Creazioni evocatrici della migliore tradizione della fotografia maschile: Robert Mapplethorpe, Herbert List, David Hockney, Toni Catany, ecc. Queste opere, in alcune occasioni, si convertono volutamente in dittici o trittici, come se si trattase di composizioni sacre di alcune pale d’altare, con un premeditato studio della loro composizione ed architettura. I volumi, e la incidenza della luce sulle stesse, giocano un ruolo molto importante. L’artista sa bene che queste fotografie ci attraggono anche per le loro molteplici letture: possiamo incontrarci con maschere di affetto (El abrazo), di sensualità (Labios), di tolleranza, o una semplice riflessione sul proprio io (Instante).

Nella proposta Fashion Possession, le modelle ritratte sprigionano una carica di ironia. Basta leggere i titoli delle singole foto: Life is bitter...but not today! (La vita è amara…ma non oggi!), I’m feeling like..., (Ho voglia di…), Fashion Possession (Il potere della moda), Me, myself and your money (Io, me stessa e i tuoi soldi), ecc. per cogliere il sarcasmo. Andrea Perissinotto raffigura donne di una belleza estrema, dove il colore della fotografia ed il lusso sono complici protagonisti di questo umore.

We decide si presenta in due sezioni. La prima realizzata sulla base di nastri composti da tessere plastificate, della dimensione di un calendario da taschino, create con fotografie scattate per strada ad una molteplicità di persone, che si trasformano quindi in modelli accidentali catturati dall’obietivo dell’artista. Una realizzazione in serie ma che richiede una precisione ed una meticolosità quasi artigianali. Andrea vuole mostrare le contraddizioni di una società che ha sperimentato una profonda trasformazione in un lasso di tempo molto breve. Bisogna ricordare che le tematiche della modernità, il progresso e lo sviluppo occidentale sono stati fondati su concetti come quello di Stato-Nazione, territorio e identità nazionale che oggigiorno sono venuti meno, a causa della globalizzazione economica, da un lato, e di quella culturale dall’altro, che cancella le frontiere nazionali e le identità ad essa associate. Invece, la seconda sezione di We decide, è formata da degli specchi attraverso i quali il nostro artista indaga la parte più intima degli individui. Per questo utilizza uno specchio per ciascuna frase. Ecco dunque che il personale si sovrappone al collettivo, al globale.

In Nueve segundos menos de tu vida ci invita nuovamente a compiere una riflessione individuale. Una amena e divertente proposta, con un fine ben preciso: scaturire una interrogazione personale sul passare del tempo. In Do not touch the work, l’attenzione si concentra ancora una volta sull’ironia, ed in questo caso filosofia antropologica: cartelli che ci avvertono di non toccare le opere d’arte per ragioni di sicurezza, sulla scia di Joseph Kosuth, riubicando le stesse in un altro contesto. Per concludere, desidero sottolineare che avremo la possibilità di seguire da vicino il prossimo futuro del nostro artista. Infatti, durante l’estate potremo contemplare le sue creazioni nell’ambito della decima edizone de “Encuentros de Arte Contemporáneo”, che avrà luogo presso il Museo de la Universidad de Alicante (MUA), mentre per il 2010 Andrea sta preparando una mostra personale nell’Istituto Nazareth di Roma. Lo terremo d’occhio...

Il primigenio punto di partenza

di ALEJANDRO GONZÁLEZ DE SAN EUSTAQUIO

La videocreazione è un altro dei settori creativi che ha interessato Andrea Perissinotto. Perdipiù i suoi primi progetti artistici furono proprio documenti visuali di quest'indole, in cui amalgamava diversi concetti, sempre legati all'arte in generale. Posteriormente, in una nuova fase di ricerca e sperimentazione, i primi video lasciarono spazio ad altre esperienze creative, come il collage, la fotografia, la pittura o le installazioni.

La prima videocreazione, intitolata Game Over (gioco sospeso), consiste in alcuni video in ciascuno dei quali emerge un colore dominante: arancione, bianco, giallo, blu, rosso, grigio, nero, verde e viola. Oltre alla composizione poetica che si focalizza nel colore, l'autore si addentra in una serie di aspetti narrativi, fra i quali spicca la sensibilità artistica delle storie che racconta. Anima invece si prospetta come un tributo alla libertà della figura femminile, in cui si evince la necessità di trasmettere questa rivoluzione positiva alle nuove generazioni.

Analizzando più attentamente ciascuno di questi documenti visuali, ecco che in Game Over si parte da due concetti differenti: i colori del cubo di Rubik e la frase “Game Over”, che generalmente appare nei videogiochi al termine di una partita. Rispetto al primo, l’autore parte dalla concezione dei colori come generatori di emozioni. Suggerendo una similitudine con il famoso cubo, l’esistenza umana si caratterizza con la presenza di avvenimenti, emozioni, fatalità, soddisfazioni… che possono essere fini a sé stesse oppure dipendere da altre azioni, scaturendo quindi innumerevoli conseguenze.

I nove video che costituiscono Game Over hanno come tema un coloro. Ogni colore genera, reclama, ricorda, suscita emozioni, sentimenti, stati d’animo che evocano frammenti della vita personale dell’autore. Al tempo stesso, l’idea di perfezionamento della vita umana che ci si propone in questo documento visuale si traduce, al termine dello stesso, in una domanda: “Play Again?” (gioca ancora). Si tratta di una scelta che dipende dall’interesse, curiosità, volontà e desiderio dello spettatore: la possibilità di continuare, o ricominciare, di abbandonare o terminare.

Tornando invece al videoclip intitolato Anima, si osservano delle donne che, apparentemente agli antipodi tra loro, stabiliscono un nesso, una unione che restituisce il significato globale dell’opera che è quello di trasmettere il valore della libertà della donna, dall’anziana alla giovane, e l’importanza che assume il fatto di mantenerlo vivo. Le donne hanno vissuto, e tuttora in molti paesi, anche se non in tutti, vivono una rivoluzione sul piano dei propri diritti e libertà. Dall’antico al moderno, dal naturale all’elaborato, dalla lentezza alla velocità, dal colore freddo al caldo… così come percepiamo dalle immagini.

Mescolate a queste immagini, vediamo un gruppo di donne, protagonista di questo cambio, e che devono lottare per protrarlo nel tempo e trasmetterlo alle generazoni future ed a quei paesi dove le donne sono ancora vittime di schiavitù e negazione dei propri diritti e libertà.

Guerrieri, plastica, CD rotti e farfalle

di ALEJANDRO GONZÁLEZ DE SAN EUSTAQUIO

Guerrieri mitologici, fenicotteri rosa e neri, uccelli e pesci colorati, ballerine, universi d’ombra ritagliati su carta, farfalle e CD rotti, riflessi di colore e luce veneziana, costituiscono il ciclo "Immagine Tempo": un insieme di collage che fondono diverse tecniche plastiche create dall’artista italiano, residente a Madrid, Andrea Perissinotto (San Donà di Piave, Venezia, 1981), che proclama un messaggio di lotta e speranza alle persone socialmente escluse dalla società attuale.

A prima vista, si evince la vividezza dei colori utilizzati dall’artista, la composizione asimmetrica dei collage, nei quali si percepisce un universo interiore imperniato di piccoli personaggi che danno vita e movimento all’opera, collocandosi ai lati della stessa e delineandone i contenuti o dissolvendosi in essa e sparendo nella complessità delle trame.

Ieratici o in azione, vestiti o nudi, di differenti specie e razze umane… l’autore articola un mondo di pesci, bambole, manichini, arcieri nudi, lottatori, sirene e uomini-pesce, che interagiscono -coscienti o meno- per esprimere un sentimento di sforzo e di superamento delle differenze a favore di un mondo più abitabile ed accogliente, idilliaco, in cui nessuno si senta escluso.

Personaggi innamorati che affiorano da una intricata maglia fatta di minuziosi ritagli di carta di color grigio, bianco e nero, assieme a barchette di carta verticali, amanti abbracciati, sirene e farfalle che s’immergono in un mare verdeazzurro, ombroso ed oscuro.

Centrandosi sulla tematica omosessuale ma rispecchiando la realtà di molti altri collettivi emarginati, le ombre simbolizzano, secondo l’autore, lo “sforzo” di una lotta focalizzata in una “guerra dei simboli per dire che siamo armati, però non vogliamo un conflitto. Vogliamo manifestare la nostra personalità”. Perissinotto sottolinea: “Vogliamo relazionarci con questo mondo, cerchiamo un dialogo, un confronto con le persone che opprimono le differenze, giacché, al contrario, queste dovrebbero essere uno stimolo per la crescita dell’intera collettività”.

Tornando all’universo omosessuale, corpi di fanciulli apollinei danzano e guardano con provocazione, indossando irriverentemente gonne di abiti da sposa. Con i cerchi concentrici, che si articolano in buona parte dei collage di "Immagine Tempo", l’autore indaga attraverso il proprio universo personale nell’Italia del nord: un paese dove -a suo giudizio- la libertà sessuale si scontra con una infinità di pregiudizi e barriere sociali, diversamente dalla realtà spagnola.

I cerchi, di colori forti e vigorosi, rappresentano “un punto di inizio” che non si chiude, che “interagisce con altre tematiche” e che “serve ad espandere gli orizzonti dell’artista”.

L'universale e l'esseziale

di ANDREA GÓMEZ REDONDO

A prima vista i colori e la luce di Venezia. Barocco mescolato ai riflessi dei cristalli di Murano.

Al soffermasi con la vista, un ghigno all’arte italiana di tutte le epoche (i ritratti classici romani, le ripetizioni futuriste di Giacomo Balla, i tagli e gli strappi nella tela, come Lucio Fontana) e a tutte le epoche dell’arte (serie Warholiane e forme e colori propri di Robert e Sonia Delaunay assieme a scene di Goya o Picasso).

Seguendo con uno sguardo attento, tutto appare ruotare, partendo da un epicentro da cui esplodono una serie di personaggi che si collocano ai lati dello stesso (a volte si tratta di fotografie, altre di pitture o entrambe le cose) però è un movimento a spirale, convulso, che non sembra fermarsi e che ci spinge verso una terza dimensione fatta di carta, tessuti, vetri, fili di metallo ed una immensità di oggetti che rendono indefinita la materia ma demarcano uno stile, opprimendo alcuni personaggi e connettendone altri.

Così, attraverso una più profonda visione dell’opera, ecco che comincia la vera intenzione dell’artista. Il messaggio. In un primo momento universale: l’inesorabilità del divenire, il caos compositivo del Guernica, l’incomprensione, la ricerca di un equilibrio rispetto ad una società affannata e divoratrice ed un’altra disinteressata ed una certa insistenza verso la terza età e l’abbandono. Tutto ciò si ripresenta ambiguo a una seconda lettura. La società apparentemente dimenticata è colei che ripudia il nuovo collettivo, tutto sembra riacquistare un nuovo significato nell’intreccio di orientamenti sessuali e sociali e attitudini di quegli individui che lottano per un nuovo punto di vista, nella reinterpretazione dei fucilati (vi è un particolare riferimento al quadro “El tres de mayo de 1808” di Francisco de Goya, in una opera di Andrea Perissinotto), dei nuovi fucilati e della paura concreta verso il passare del tempo, verso il come ed il perchè del loro immediato futuro.

Navigando nell’opera dell’artista veneziano, apprezziamo il dominio di molte tecniche quali il collage, l’arte grafica, il photoshop, il domino del colore e l’equilibro piuttosto che l’assenza di esso come forma d’espressione. Il tocco proprio e la citazione. Le radici della propria terra e l’acquisito contesto internazionale. L’universale e l’essenziale.

Políticas de lo personal

di SUSANA BLAS

Se torna il sole, se discende la sera
se la notte ha un sapore di notti future
se un pomeriggio di pioggia sembra tornare
da tempi troppo amati e mai avuti del tutto,
io non sono più felice, né di goderne né di soffrirne:
non sento più, davanti a me, tutta la vita.
Per essere poeti, bisogna avere molto tempo:
ore e ore di solitudine sono il solo modo
perché si formi qualcosa, che è forza, abbandono,
vizio, libertà, per dare stile al caos …/…
Pier Paolo Pasolini Al Principe (1961)

Le opere di Andrea Perissinotto respirano franchezza. Senza artifici, ci invitano a compiere alcune piccole riflessioni che, tuttavia, sono cruciali per la convivenza in società. I suoi progetti investigano sia la dimensione intima che quella pubblica o, più precisamente, ci parlano delle possibilità che abbiamo, di vivere un tempo privato e proprio, di forma libera, in un contesto sociale.

Quella stessa libertà con la quale sceglie tecniche e materiali, per cui nella sua carriera si è servito tanto del disegno quanto della pittura, il collage, la fotografia, il video o la installazione; ciò nonostante esiste una coerenza tematica, tracciata a partire dagli argomenti che propone… con i quali interroga lo spettatore, ed anche in relazione al suo interesse per il tempo come materia, come motore di cambio e trasformazione dell’identità.

È altresì vero, che in questa occasione, la molteplicità delle proposte si deve al fatto che Transitions è una mostra che presenta opere realizzate negli ultimi tre anni, ed il cui obiettivo non è tanto quello di fare una piccola retrospettiva, ma piuttosto svelare uno sviluppo creativo ed un processo di lavoro ancora aperto… ecco il perchè della varietà di tecniche e strategie espressive. Sembrerebbe che facendo sua la celebre massima rivendicativa: «il personale è politico», Andrea ci voglia invitare ad accompagnarlo in un viaggio con fermate in diversi momenti cruciali della nostra storia personale, come il desiderio di vivere la nostra orientazione sessuale in libertà, le imposizioni della moda verso il corpo dei giovani, l’omologazione e l’annullamento sociale dell’individuo nelle società del capitalismo selvaggio, o la trasformazione dell’arte in commercio e spettacolo, tradendo così le prerogative iniziali di cambio sociale.

Il nostro itinerario comincia con la serie FASHION POSSESSION (2006), una selezione di fotografie nello stile delle immagini delle riviste di moda, che includono slogan e frasi che alludono alla possessione, esercitata dai mezzi di comunicazione verso il corpo della donna, ed in concreto verso la giovinezza, per vendere i propri prodotti. Con l’arma dell’ironia, Andrea si colloca in un interessante terreno intermedio in cui da un lato celebra la forza, i traguardi raggiunti e l’indipendenza delle donne negli ultimi decenni, dall’altro evidenzia la condizione di schiavitù che comporta la dipendenza alle mode, il consumismo e le diete.

La seconda tappa del nostro viaggio ci porta alla contemplazione di IN THE SHADOW (2008), un emotivo percorso fotografico, esplicitamente incentrato sul ritratto maschile, che prende come riferimento il collettivo gay. Attraverso un susseguirsi di immagini scattate a ragazzi che, nella maggior parte dei casi, non sono modelli di professione, l’artista crea una propria mitologia di eroi ed anti-eroi, alla ricerca di uno spazio vitale autentico per la comunità gay, dove l’espressione delle proprie relazioni e desideri possa manifestarsi in forma libera ed accettata. All’esibire queste posture o archetipi che vanno dal senso di fragilità fino alla ribellione, Andrea vuole esprimere il suo impegno a favore dei diritti degli omosessuali di tutto il mondo, cosciente del fatto che nonostante i grandi traguradi raggiunti in città come Madrid, la situazione è molto diversa nelle periferie, nell’ambito rurale, o in altre zone del mondo, dove ancor oggi si vivono relazioni “nell’ombra”. L’apparente disinteresse per la scenografia, di assoluta semplicità, non vuol che mostrare “la fattura” dell’opera; la mancanza di virtuosismo degli scenari enfatizza ciò che veramente importa: i ragazzi ed i loro corpi… abbandonati ad un momento di raccoglimento, di intimità.

Infine le opere più recenti sono le tre installazioni inglobate sotto il titolo IRRECUPERABLES (2009). La prima: WE DECIDE (2009) è un dispositivo formato da 40 nastri, ciascuno composto da 13 tessere plastificate, circondate da 20 specchi di formato simile allo Standard A4, nei quali vi sono impresse delle frasi che interrogano la nostra immagine, come se si trattase di un magico oracolo; di fatto, ogni frase ci fa riflettere su di un aspetto della nostra vita e della convivenza in società. La tesi del progetto consta nel denunciare quei processi di classificazione ed uniformazione che si nascondono dietro presunte forme di unicità e libertà di scelta. Quelle stesse facoltà che la politica o l’educazione ci inculcano, nell’interesse di controllare tutte quelle tendenze che evadono dalla norma.

Centrandosi più sulla pratica artistica, ecco che incontriamo: DO NOT TOUCH THE WORK (2009) che si occupa del modo in cui gli avventori di musei e gallerie s¡ relazionano con l’arte contemporanea, ed in concreto, analizza come molte delle opere visionarie, dalla performance, al happening o la installazione degli anni 60 e 70 si sono convertite in feticci da museo ai quali il visitatore non può nemmeno avvicinarsi, ne tanto meno toccare, tradendone assolutamente lo spirito iniziale. Si tratta quindi di un’opera che allude agli ideali perduti ed a come il divenire del tempo modifica o trasforma i propositi e le tensioni artistiche.

Però se c’è un’opera che mi colpisce particolarmente, nella proposta di Andrea Perissinotto, questa è NUEVE SEGUNDOS MENOS DE TU VIDA (2009), una installazione con un rinnovato aroma Fluxus, in linea con le celebri «istruzioni» di Yoko Ono e di altri artisti concettuali, che ci invita a incorporare il nostro proprio tempo vitale al progetto: in questo caso, nove secondi della nostra caotica vita, e addirittura del nostro accellerato tempo di visita a una mostra d’arte. Oltre all’ironia e all’umore, con i quali Andrea confeziona la proposta, c’è un momento irripetibile, sempre nuovo, che si produce quando sperimentiamo l’opera e vediamo il nostro volto scomporsi e ricomporsi nel percorso tra gli specchi, per cui traspare un poetico messaggio di malinconia. Di nuovo, l’uso degli specchi e della luce riflessa come simboli, non solo del passo del tempo, ma anche come necessità ancestrale di un responso divino, nella nostra ricerca di materializzazione dei desideri e sogni futuri. «Che sapore hanno Nove secondi in meno della tua vita?, che testura hanno Nove secondi in meno della tua vita?»- ci susurra Andrea dall’altro lato dello specchio.

Venezia-Madrid andata e ritorno

Volendo tracciare il percorso espositivo di Andrea Perissinotto, nelle ultime stagioni, probabilmente cominceremo citando la mostra Immagine Tempo che ebbe luogo a novembre del 2008 nella città italiana in cui nacque l’artista.

A pochi giorni di distanza, Andrea presentò alcune opere di fotografia in occasione del “Concurso Internacional X Forúm Can Basté”, svoltosi a Barcellona. Inoltre, l’opera "The Future" (Il Futuro) fu selezionata nell’ambito del “I Premio Nacional de Pintura Grupo Grünenthal”, la cui presentazione si celebrò nel Palazzo di Santa Bárbara di Madrid, verso la metà del mese di febbraio del 2009. Alla presentazione ufficiale seguì una mostra collettiva itinerante che toccò alcune città spagnole tra cui Fuengirola, Ourense e Barcellona.

A Madrid, l’opera “Nueve segundos menos de tu vida” (Nove secondi in meno della tua vita) fu selezionata in seno al concorso “Arte Emergente/Urgente” organizzato dalla Galleria Espacio Menosuno. Ancora a Madrid, nel mese di maggio, si inaugurò la mostra personale intitolata “Anima”, nel Centro Culturale Paco Rabal della capitale. Infine dal 10 giugno al 31 luglio 2009, si è svolta l’esposizione personale “Transitions” (Transizioni). Una mostra di fotografia ed istallazioni che ha goduto dell’appoggio del Comune di Madrid (Ayuntamiento de Madrid) e del patrocinio del Festival “Visible”, della Regione Autonoma di Madrid (Comunidad de Madrid) e del Ministero di Cultura (Ministerio de Cultura), ed ha avuto luogo presso il Centro Culturale La Elipa, del Distretto di Ciudad Lineal di Madrid.

Un altro importante riconoscimento è poi giunto dall’Istituto Alicantino di Cultura, che ha presentado in settembre, nel “Museo de la Universidad de Alicante (MUA)”, l’edizione 2009 del “Concurso Internacional Encuentros de Arte Contemporáneo”. In questo contesto è stata selezionata una proposta artistica di Andrea Perissinotto composta da dodici elementi fotografici e di pittura.

Il 2010 segnerà invece il ritorno alla capitale d’Italia: l’Istituto Nazareth di Roma sarà infatti lo scenario della presentazione di una nueva esposizione personale, intitolata "Disconnessioni".